| Palazzolo Acreide, area archeologica |
| arte, architettura, storia e cultura - archeologia |
| Scritto da i colori della sicilia |
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Akrai fu eretta dai Greci ed è, ancora oggi, l’area archeologica meglio conservata della Sicilia, nella quale emerge il Teatro greco, considerato il più piccolo del mondo,espressione della vita artistica e culturale ellenica. Si fa risalire all’epoca di Ierone II e, quindi alla, seconda metà del III secolo A.C. E’ composto da otto scalette, dodici file di sedili, 700 posti a sedere e un’orchestra semicircolare che lo rende singolare e diverso dagli altri teatri. In età romana l’orchestra venne pavimentata, all’ingresso fu eretto un chioschetto. Oggi si evidenziano anche i resti di un mulino di età bizantina. Un cunicolo collega il teatro con un edificio identificato come luogo di incontro del senato il quale si apriva sull’ agorà che era la piazza della città. Oltre il muro di cinta esiste un altro edificio che molti hanno identificato come stabilimento termale in epoca romana, trasformato, poi, nel periodo bizantino in un battistero. Si è certi ormai, che nell’antica Akrai esistessero tre templi e si pensa che non siano stati distrutti solo dai terremoti, ma anche dall’usanza di costruire nuove abitazioni usando i grossi blocchi di pietra che già esistevano. Oggi del tempio di Afrodite sono visibili i blocchi di pietra del basamento ma gli studiosi pensano che fosse composto da sei colonne doriche frontalmente e da tredici colonne lateralmente. Le mura che formano la cinta muraria risalgono ad un periodo compreso tra il IV e la seconda metà del II secolo A. C. Non è possibile, infatti, datarle precisamente perché sono state trafugati molti blocchi; comunque si è concordi nel pensare che la cinta muraria doveva essere imponente. In essa si aprivano due porte: quella Siracusana e quella Selinuntina. Anche l’asse viario urbano doveva essere grandioso e rivela due fasi di lavorazione: uno risalente all’epoca ellenistica e uno all’ epoca romana. Proprio dietro il teatro ci sono le “Latomie” che furono dapprima sfruttate come cave di pietra, secondariamente usate come necropoli, poi come luoghi di culto e, poi, come abitazioni. La più grande delle latomia è l’Intagliata, di forma ellittica ed alla quale si accedeva da una porta situata sotto il teatro. Vi si trova un ipogeo ben conservato che contiene loculi e due tombe a baldacchino. Se l’ Intagliata è la più grande latomia, l’Intagliatella è la più antica tra le cave di pietra di Akrai. Oltre alle tavolette, ai dipinti votivi, alle nicchie l’aspetto più caratteristico è dato da un bassorilievo della prima metà del I sec. A. C. nella cui parte sinistra è impressa una scena sacrificale, mentre a destra è raffigurato un banchetto nel quale un guerriero romano sta per compiere un sacrificio. La terza latomia è costituita dai Templi Ferali, sulla vecchia strada provinciale che porta a Noto. Nelle pareti ci sono degli incavi dove si mettevano le offerte per i defunti che consistevano in vasi piene di monete e da questo si evince che la cava fu usata come area sacra. Dell’area archeologica di Akrai fa parte la necropoli della Pinta suddivisa in 54 necropoli a grotte che si aprono verticalmente alla roccia e sono ben visibili dalla strada; numerosi reperti provengono, invece, dalla necropoli Greca. Sempre sulla strada per Noto si trovano I Santoni, una vasta area dedicata al culto della Magna Mater. Nell’ area su una lunghezza di trenta metri vi sono 12 grandi rilievi ,dieci dei quali riproducono la stessa figura femminile, le altre due riproducono scene più complesse con molti personaggi. E’ questo il più grande sito religioso, finora scoperto,dedicato al culto della dea Cibele, dea della fecondità. Il culto per questa divinità risale ai Frigi, poi ai Greci e poi ai Romaniche veneravano la dea col nome di Cerere. |


