i Colori della Sicilia arte & storia Mistretta (ME) tra arte e storia Sabato 31 Luglio 2010
Mistretta (ME) tra arte e storia
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arte, architettura, storia e cultura - storia
Scritto da i colori della sicilia   
Mistretta, l'antica Amestratus, è una delle più caratteristiche cittadine del Parco dei Nebrodi ed offre al turista la fruizione del proprio patrimonio storico e monumentale: palazzi gentilizi, decorazioni in pietra arenaria, chiese, fontane e monumenti.
L'origine di Mistretta non è ancora certa. Alcuni sostengono che l'odierna cittadina sia stata fondata dai Sicani, mentre altri sostengono che sia stata fondata dai Fenici che le avrebbero dato il nome Am Ashtart o Meté Ashtart (popolo o uomini di Astarte)  in onore della dea Astarte. Di sicuro fu colonizzata dai Greci da cui  Am Ashtart sarebbe diventata Mytistratom o Amestratom  ed occupata dai Romani da cui Mytistratus o Amestratus  o ancora Amastra.
Distrutta dagli stessi romani durante la Prima guerra Punica per essersi schierata dalla parte dei Cartaginesi (258 a. C.) e risorta nello stesso sito, subisce quasi ininterrottamente il regime feudale, che ha inizio quando Ruggero d’Altavilla nel 1101 ne cede il territorio e le chiese al fratello Roberto. In epoca Sveva, sotto l’impero di Federico II, Mistretta ebbe il titolo di città imperiale e portava, effigiata nello stemma, un’aquila coronata con la croce in petto, simbolo dell’impero.
Partecipa attivamente ai Vespri Siciliani nella seconda metà del 1200  per poi diventare città demaniale con gli Aragonesi sedendo nel parlamento siciliano. 
Nel 1860 Mistretta è tra le prime città che insorge contro il dominio borbonico e ad issare il vessillo tricolore sul castello.
L’antica Amestartus conobbe un periodo di grande splendore durante il periodo feudale, quando Ruggero d’Altavilla concesse alla cittadina numerosi privilegi. Cominciò a fiorire l’architettura religiosa e si sviluppò l’abitato. Il tratto iniziale a nord di Via Libertà si arricchì di dimore borghesi e palazzi di notabili che ostentavano la posizione socio-econimica che si era raggiunta in seno alla città.

La parte più antica della cittadina è quella che si sviluppa attorno alla Chiesa Madre, dedicata a S. Lucia, che pur essendo databile con le sue forme attuali alla prima metà del 1600 è ben più antica, come testimoniano i bellissimi portali in pietra arenaria, uno dei quali reca la data 1494.
Iniziata nel sec. XI, viene poi completata nel sec. XV, restaurata ed ampliata nel 1630.
Nel 1521 viene innalzata, su cinque ordini sovrapposti, la torre campanaria di sinistra, che rappresenta uno degli esempi più alti in Sicilia con i suoi 38 metri.

Tra le opere d'arte visibili all'interno si segnalano:
il fonte battesimale in stile barocco, una acquasantiera della seconda metà del 1600, un coro ligneo ed il Cristo Risorto della scuola dei Gagini. 
La chiesa custodisce la tela di Sant' Anna e San Giovanni del XVIII sec., le Anime del Purgatorio del pittore di Tortorici Giuseppe Tomasi (1651) ed una Deposizione di Antonino Manno (1771). Interessanti lavori si trovano anche nella cappella del SS. Sacramento (statue dei santi Pietro e Sebastiano, altorilievi raffiguranti l’ultima cena e la Madonna ai piedi di Gesù di scuola gaginesca).

Altre chiese da segnalare  sono:
Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria (VII sec.) di impianto rinascimentale sita nella periferia nord-orientale del paese, conserva una bella statua della Santa  risalente al 1493;

Chiesa di S. Giovanni (sec. XVI)
che, con la sua bellissima scalinata, sembra sia stata edificata su preesistente tempio pagano dedicato a Bacco o Diana. Presenta un campanile cinquecentesco con bifore ed il portale del 1600;

Chiesa del Collegio di Maria (sec. XVII)
che conserva un dipinto del palermitano Giuseppe Velasquez raffigurante la Maddalena ai piedi del Salvatore;

Chiesa della Madonna della Luce (VIII sec.) dove si conserva  un pregevole simulacro ligneo della Madonna;

Chiesa di San Sebastiano (fine XVI sec.)
che presenta un portale finemente lavorato che rappresenta il martirio del Santo. All'interno la Vara del 1600 custodisce l'immagine lignea di san Sebastiano scolpita da Noè Marullo.

Tra i palazzi da visitare: Palazzo Scaduto (1600) e Palazzo Russo (1775), famoso per la più alta "scala alla trapanese", di grande pregio architettonico.

Nell'itinerario di visita bisogna inserire anche la visita alla rupe da dove si può ammirare un bellissimo paesaggio e dove si trovano i resti del Castello arabo-normanno, che antichissimo, ormai ridotto a rudere, testimonia le vestigia del passato. Già definito “vetustissimo” da Tucidide oltre 2000 anni fa.
Distrutto da una frana, fu ricostruito dai saraceni. Sotto i Normanni divenne feudale. In seguito i mistrettesi, ribellandosi alle prepotenze subite dai dominatori lo incendiarono e lo distrussero.

Da visitare il Museo Civico Polivalente dove si possono ammirare, tra l'altro, interessanti reperti archeologici e dipinti provenienti dalla chiesa di San Francesco.

Due sono le Feste di grande importanza e molto suggestive, quella di San Sebastiano, celebrata una prima volta il 20 gennaio ed una seconda il 18 agosto, quando fanno ritorno in paese migliaia di emigrati. Caratteristica di questa festa è la "corsa di San Sebastiano" portato a spalla da 50 cittadini scalzi, e quella della Madonna della Luce considerata commemorativa delle origini del paese. (festeggiata il 6, 7 e 8 settembre).
 

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