| Itinerario turistico e culturale a Pantelleria |
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| Scritto da i colori della sicilia |
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Al centro del Canale di Sicilia, tra l’ Africa e la Sicilia stessa, si trova Pantelleria il cui nome significa “figlia del vento”. Cattedrale di ossidiana, tagliente come lama, con le spiagge di ciotoli, con le rocce che si stagliano a picco sul mare. L’ ossidiana qui è ovunque, anche gli occhi della Madonna, all’ interno della chiesa, sono di ossidiana.
Essa ci riporta indietro nel tempo, al neolitico; diversi furono i popoli che commerciarono con Pantelleria: Fenici, Romani, Bizantini, e lo si evince dal sito archeologico, dalle sepolture in pietra lavica che tanto ricordano i “nuraghi”. Sulle pareti che si stagliano nel mare, basalto, pomice, ossidiana, offrono scenari stupendi; le grotte nei colori del giallo, verde, nero sono spettacoli unici, le colate laviche nell’ acqua assumono forme di animali, mostri. Nella parte nord dell’ isola appare una insenatura suggestiva, magica: è lo “Specchio di Venere” bacino lacustre nel cratere di un antico vulcano. Le acque, dai colori cangianti, hanno proprietà curative, terapeutiche per la pelle. Qui era venerata la dea Venere. Si può andare a fare il bagno alla “Cala di cinque Denti” o al famoso “Arco dell’ Elefante”. Sotto la Montagna Grande c’è la “Grotta del Bagno Asciutto”. Nella parte meridionale di Pantelleria c’è uno strapiombo, il ”Salto della Vecchia” dove nidificano uccelli marini. Nell’ entroterra le morbide colline, tra la vegetazione, oltre ai conigli selvatici, si possono trovare esemplari di tartarughe greche molto rare. Tra i vicoli, le strade, le tradizioni del mediterraneo che risentono di forti influenze arabe. Abitazione caratteristica dell’ isola è u dammusu costruzione in pietra con il tetto a cupola, bombato apposta per raccogliere l’ acqua piovana, convogliarla dentro le cisterne, per avere una riserva durante la calda estate. Davanti al dammuso, l’aia per la trebbiatura. Oggi il turismo ha portato eleganti variazioni ai dammusi. A Pantelleria i giardini sono su muri a secco alti anche 5 metri, di derivazione araba, per difendere le colture dai venti salmastri. Il cuore dell’ isola può apparire desolato ma carovane di turisti, amanti del trekking, la percorrono fin sul monte Cibele, dove si innalzano “le favare”. Da queste si innalza vapore acqueo, a 100°, che i contadini soffocano con fasce di canne; essi sfruttano così il fenomeno utilizzando l’ acqua condensata per gli animali. Pantelleria è la città del moscato e del cappero, di pregiata qualità che trova proprio nel caldo secco dell’isola, il clima adatto per la sua maturazione. In quest’ isola si produce il passito, vino da dessert e i “Cirasuni” varietà di pomodoro, che, insieme al pesto dantesco arricchiscono i piatti tipici dell’ isola. |


